Additivi e conservanti nella carne: quello che è giusto sapere senza troppi “pippozzi”.

Aggiornamento: 19 mag

Li chiamano estensori di shelf life, quelle polverine magiche da impastare, zangolare e siringare in una grande varietà di prodotti tra cui quelli a base di carne. Macinati, cotti, e addirittura freschi.


In tante occasioni aziende di settore ci scrivono allegando e proponendo i loro preparati come se fossero pietanze sui “menù” di ristoranti. I piatti forti della casa, i loro best seller.

Di queste polverine poi ce ne sono davvero per tutti i gusti, sintetiche ma anche naturali, facili da applicare per allungare la durabilità di un prodotto, per abbassare la carica microbica, per renderlo più accattivante agli occhi del consumatore.


“Se è più rosso, si vende meglio” ci dicono.


Come se non contasse più la qualità della materia prima, come se la qualità del processo per lavorare e trasformare questo o quel prodotto non sia così più indispensabile perché “tanto ci sono gli estensori di shelf life”.


Già li chiamano così ora, perché chiamarli “conservanti” o “additivi”, spaventa. E non solo il consumatore ma anche coloro che li utilizzano che così si sentono un po’ meno in colpa.


Nella tabella sottostante si può notare come si presenta un hamburger sfuso in 8 giorni.

È evidente che il prodotto al naturale in poco tempo va incontro alle normali reazioni chimiche tipiche della carne, ossidandosi e ammaccandosi.

L’hamburger trattato invece mantiene la sua colorazione per tutti gli 8 giorni.

“Sì ok, ma queste sostanze le usa la grande distribuzione, non di certo il mio macellaio di fiducia!” magari starete pensando in questo momento.


Avete ragione la grande distribuzione le usa e su questo siamo tutti d’accordo, basta leggere l’etichetta della confezione.


Ma com’è possibile che in certe macellerie si vedono banchi stra colmi di prodotti a base di carne già preparati che mantengono una colorazione brillante senza ossidarsi e ammaccarsi un minimo?

Eppure all’uni mi hanno insegnato che la carne reagisce tutta allo stesso modo 🤔


Stai a vedere che forse anche piccoli macellai e macellerie di quartiere utilizzano queste sostanze?

Dopo tutto se esiste un grande offerta, significa che esiste una grande richiesta. No?


E tu lo sai perché esiste una grande richiesta?

Perché noi consumatori vogliamo i prodotti belli, colorati e che durino un sacco!


Questo induce l’intero settore alimentare (non solo quello della carne!) ad utilizzare additivi e conservanti che sono sì consentiti dalla legge, ma che alla lunga possono creare problemi ai consumatori (qualcuno più di altri).




Vi siete mai chiesti, per esempio, il perché oggi il numero degli intolleranti a questo o quel prodotto aumenta a dismisura?

Perché quando erano giovani i nostri nonni di intolleranze manco si parlava?


Perché si mangiava semplice, genuino e meno processato.

Dopo tutto avete mai visto vostra nonna preparare le polpette con i conservanti? 😉


L’intento di questo breve articolo non è quindi quello di demonizzare perché altrimenti riusciremmo a mangiare davvero pochi prodotti, ma semplicemente di informare il lettore per renderlo più consapevole, invitandolo a:

  • acquistare in modo consapevole, scegliendo la qualità vera (non solo raccontata) e chi ancora (e fortunatamente siamo ancora in parecchi) si sbatte per ricercare soluzioni alternative che tutelino il benessere di voi consumatori.



  • abituarsi che quando un hamburger o una tartare si ossida dopo poco tempo, è buonissima lo stesso e non è assolutamente da buttare. Piuttosto cuociamola, evitando inutili sprechi!


Vi auguro una splendida giornata,

Matteo


ps se siete alla ricerca di prodotti buoni e semplici come quelli della nonna li trovi qui, sulla nostra bottega online, e/o nei negozi di Robilante, Limone e Torino 😉

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